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Da silvan |
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Inserito il 07 febbraio 2012
Volunia è il nuovo motore di ricerca, made in Italy, lanciato in queste ore da Massimo Marchiori dell’Università di Padova. L’intuizione geniale di Volunia consiste nel seek and meet, nel coniugare cioè ricerca e condivisione. In un dato percorso di ricerca sarà possibile collegarsi con chi ha fatto la nostra stessa ricerca in quel momento o in precedenza, e e”incontrare” persone che condividono il medesimo interesse o sono alla ricerca di informazioni che possono rivelarsi utili. In questo modo la ‘ricerca’ diventa ‘viva’ perché si trasforma nello stesso momento in cui avviene, da un piano statico a uno dinamico, nel senso che la stessa ricerca può ‘creare’ nuove informazioni proprio attraverso l’incontro tra soggetti che la condividono.
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Da silvan |
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Inserito il 06 febbraio 2012
Mario Monti: "il posto fisso è noioso".
La cosa divertente è che, tra alcuni giovani, c’è chi il posto fisso ce l’ha, ma addirittura doppio. Chi? La figlia del ministro del Lavoro Elsa Fornero, che, a 32 anni anni, di posti ne ha ben due. Silvia Deaglio è ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, proprio lo stesso ateneo in cui insegnano, alla facoltà di Economia, il padre Mario (Deaglio, editorialista de “la Stampa”) e la madre neoministro. Il secondo impiego, invece, è quello di responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF, fondazione che ha come mission la ricerca di eccellenza e la formazione avanzata nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.
Per la cronaca, la HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, lo stesso ente del quale il ministro Fornero è stato vicepresidente dal 2008 al 2010. Elsa Fornero, la ministra piangente, è stata anche vicepresidente della banca Intesa, carica lasciata solo dopo la nomina ministeriale.
Probabilmente, la figlia della ministra non ha molto tempo per annoiarsi, ma anche lei fa parte della tradizione italiana di quelli che “tengono famiglia”.
Comincio a pensare che i ricercatori italiani precari o costretti ad andare all'estero siano solo i figli di operai
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